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Tutto quello che avreste voluto sapere sulla risoluzione di stampa e non avete mai osato chiedere (parte 1)Chissà quante volte vi sarà capitato: avete quella bellissima fotografia del vostro bimbo che gioca con la mamma, venuta talmente bene che nemmeno il dio della fotografia avrebbe potuto fare di meglio. E' così bella che guardarla nella cornice digitale non vi bastava: l'avete fatta stampare 13x18 e l'avete incorniciata in una bellissima cornice d'argento comprata per l'occasione. Ma non vi bastava ancora: dovevate assolutamente farne un quadro, grande anzi grandissimo, da appendere in salone al posto d'onore. Il vostro fotografo di fiducia ha il servizio che fa per voi: stampa su tela grande formato. Gliela affidate con fiducia, ma quando ritirate il quadro ecco il disastro: la bellissima foto è diventata un ammasso di quadrati e sembra un quadro di Picasso venuto male. Eppure il vostro è un telefonino di ultima generazione. Cosa è successo? Chi ha sbagliato? E, soprattutto, cosa è stato sbagliato? Per rispondere a queste domande dobbiamo prima di tutto chiederci: "quanto è grande una foto digitale"? Basta riflettere un attimo per capire che una foto digitale non è! Non è né grande né piccola. Non è nemmeno una foto. In realtà, è soltanto un insieme di pixel: il risultato della conversione della luce che ha colpito il sensore CCD della nostra macchina digitale quando abbiamo scattato la foto. Immaginatelo come un rettangolo di silicio composto di tante cellette, ogni celletta un pixel della nostra foto: un tot in orizzontale, un tot in verticale. Base per altezza = Megapixel della nostra foto. Quindi cominciamo a ridimensionare quel numero che fa tanto pubblicità: i megapixel non ci dicono assolutamente NIENTE della nostra foto. Ci dicono solo quanto è grande il sensore. Quel numero ci fornisce un dato QUALITATIVO, non QUANTITATIVO. Maggiori i megapixel maggiore il "dettaglio" della foto. Ma la relazione tra megapixel e grandezza della foto è quadratica: raddoppiando i megapixel non si raddoppiano le dimensioni. Vediamo un esempio: la mia telecamera, un modello un po' vecchiotto, ha un sensore fotografico da 1,2 Megapixel. Quando scatto una foto avrò, come risultato, un'immagine da 1280 x 960 pixel. Supponiamo di raddoppiare queste misure. Avrò, come risultato, un immagine di 2560 x 1920 pixel = 4.915.200 pixel = 4.800 KPixel = 4,7 Megapixel. Circa quattro volte di più del dato iniziale. Ecco spiegato perchè le fotocamere professionali costano un botto: ad ogni raddoppio delle dimensioni bisogna quadruplicare le dimensioni del sensore. Il che non è affatto uno scherzo! Già, ma la domanda a cui vogliamo rispondere è: quanto è grande la nostra foto? E, soprattutto, quanto la posso ingrandire? Vediamo un po' di rispondere a queste domande. Abbiamo stabilito che l'unica unità di misura che possiamo ragionevolmente usare per definire la nostra foto sono le dimensioni in pixel del sensore CCD. Considerando la nostra ipotetica foto, possiamo affermare che è grande 1280x960 pixel. E' l'unica dimensione che abbia un senso. Ma se osserviamo il seguente pannello di Photoshop, vediamo delle dimensioni in cm.
Cosa significa? Come fa Photoshop a darci delle dimensioni in cm se abbiamo detto finora che la nostra foto non ha dimensioni? Semplice: fa un conversione tra unità di misura. Passa da un'unità di misura immateriale (i pixel) ad una materiale (i cm) definendo quanti pixel ci sono in un centimetro (la Risoluzione). In realtà, dato che questi ragionamenti li hanno fatti per primi gli americani, definisce quanti pixel ci sono in un pollice (ppi = pixel per inch), ma dato che 1 pollice = 2,54 cm è facile da quel dato risalire ai pixel per centimetro (ppc). Quindi, la nostra foto acquista una dimensione fisica solo ed esclusivamente nel momento in cui la visualizziamo (su schermo o su carta). Questa dimensione non è fissa, ma dipende da come la stampiamo o, meglio, da quati pixel DECIDIAMO di visualizzare in ogni centimetro. Considerando la nostra foto ecco che sarà grande 13x18 cm a 180 ppi, ma solo 10x8 cm a 300 ppi. La cosa, se ci riflettete un attimo, è ovvia: dato che il numero di pixel della foto non può cambiare (dipende dalla dimensione del sensore CCD), più ne metto in un cm meno cm potrò fare. E viceversa. Quindi, per decidere quanto è grande la mia foto, devo decidere a che risoluzione la voglio visualizzare. Ed ecco entrare in scena sua Maestà "300 DPI". Dite la verità: quante volte ve lo siete sentito ripetere andando a stampare? "Mi raccomando: la foto dev'essere a 300 DPI oppure viene male". In realtà, questo numero non è magico. Non è nemmeno frutto di chissà quale decisione presa a tavolino ("Ehi, Jack: che numero ci metto qua dentro?" - "Boh. Mettici 300. Mi è sempre piaciuto, questo numero"). No. Come tutte le cose di questo mondo, quel numero ci viene dalla matematica. Ho il dovere di avvertirvi: da ora in avanti di matematica ne vedremo un po'. Niente di particolare, di base sono moltiplicazioni, ma se siete allergici meglio che stiate attenti. Allora, per osservare una foto noi usiamo i nostri occhi. Che sono belli ma hanno i loro limiti. Uno, in particolare, è la distanza minima di aggiustamento focale, cioè la distanza minima alla quale noi riusciamo a mettere a fuoco un oggetto. Questa distanza è pari a 25 cm. A questa distanza, l'occhio umano riesce a discriminare un particolare di circa 83 micron = 0,083 mm = 0,0083 cm = 0,0033 pollici. Quindi, alla distanza di 25 cm, i nostri occhi potranno discriminare 1 / 0,0033 = 303 "particolari" in un pollice. Se ce ne fossero di più, sarebbero più piccoli di 83 micron e noi non potremmo distinguerli. Ecco quindi il perchè dei 300 ppi (o dpi, anche se più avanti vedremo che in realtà c'è differenza): è il numero massimo massimo di pixel che un occhio in buona saluta è in grado di distinguere alla distanza di visione convenzionale di 25 cm. Di più sarebbero superflui, di meno potrebbero anche bastare ma non sarebbero ottimali. Quindi, le dimensioni "ottimali" della nostra foto da 1280 x 960 pixel a 300 ppi sono 10x8 cm. Un po' pochino! In realtà, nella frase precedente, abbiamo trascurato di specificare la distanza di visione: 300 dpi è la risoluzione ottimale per una distanza di visione di 25 cm! Se io mi allontano ne basteranno di meno e quindi la mia foto potrà essere più grande. Ma quanto più grande? Anche qui, entra in gioco la fisiologia della visione. I nostri occhi hanno un campo visivo di circa 60°. In realtà è molto più grande (quasi 180°), ma oltre i 60° il numero di coni sulla retina comincia a diminuire e quello dei bastoncelli a crescere. Ora, i coni sono sensibili ai colori, i bastoncelli alla luminosità. I primi ci permettono di apprezzare le immagini, i secondi prediligono i cambiamenti di luce e quindi il movimento. Ecco perchè al limite del campo visivo quasi non ci sono coni ma siamo pieni di bastoncelli: se una tigre dai denti a sciabola entra nel mio campo visivo periferico, non mi interessa sapere di che colore ha la criniera, ma se sta venendo o meno nella mia direzione! Ma questo c'entra poco con la nostra foto, a meno che non stessimo fotografando cuccioli di leone nella savana! Allora, supponiamo di voler stampare la nostra foto da 1280x960 pixel per farne un poster da 70x100 cm. Otterrò un risultato soddisfacente? Consideriamo la figura seguente:
BC = Dimensione massima della stampa = 100 cm Ultimo aggiornamento (Sabato 05 Dicembre 2009 02:06) |







